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sabato 4 agosto 2007

Uriah Heep



Gli Uriah Heep sono un gruppo hard rock inglese nato agli inizi degli anni settanta.
In origine il nome della band era The Stalkers, mutato poi in Spice e successivamente, dopo l'aggiunta delle tastiere (prima Colin Wood poi Ken Hensley), in Uriah Heep, nome suggerito dal loro manager Gerry Bron preso in prestito dal personaggio presente nel romanzo di Charles Dickens David Copperfield.
Le prime formazioni comprendevano Mick Box (chitarra) David Byron (voce) e Paul Newton (basso) come elementi principali del gruppo che cambiava continuamente batteristi, fin quando nel 1970 uscì il primo lavoro chiamato Very 'eavy...very umble dove alla batteria si avvicendarono prima Ollie Olson (poi batterista con Elton John che in più era un carissimo amico di David Byron) e poi Alex Napier.
Nel 1971 esce Salisbury, un'opera rock monumentale, soprattutto per la suite omonima di 16 minuti suonata insieme ad un'orchestra di 24 elementi che conclude grandiosamente il disco. Da notare anche Bird Of Prey, sicuramente progenitrice di tutto un genere che dalla fine degli anni ottanta verrà definito come Epic Metal.
Una caratteristica della band è sicuramente l'intrecciarsi delle voci che formano melodie d'effetto, metodo molto usato soprattutto nei primi anni sia per pezzi più "Prog" che per quelli più rock come nel bellissimo Medley Rock and Roll dell'album Live (1973).
Sempre nel 1971 esce Look At Yourself: il suono della band diventa sempre più pesante (Look At Yourself, Shadows of grief) e in certi casi anche "sporco" (Tears In My Eyes, Love Machine), ma nel disco sono presenti anche tracce come July Morning (con un assolo di moog di Manfred Mann) e What Should Be Done, splendido esempio del loro lato più soft. In questi anni gli Uriah Heep sono guidati dal multi-strumentista Ken Hensley che oltre a suonare organo, pianoforte, moog, etc. e cantare, si offre come seconda chitarra (principalmente Slide) per molte canzoni di impatto più violento.
Nel 1972 esce quello che viene definito da molti il capolavoro degli Uriah, Demons & Wizards, album nel quale non troviamo più né Paul Newton né Ian Clarke (batteria) che sono stati rimpiazzati dall'ex-bassista di Keef Hartley, Gary Thain e dal batterista Lee Kerslake.
La band trova così la sua formazione più classica con cui registrerà anche The Magician's Birthday (1972), Live (1973), Sweet Freedom (1973) e Wonderworld (1974); nel 1975 Gary Thain verrà escluso dal gruppo in favore di John Wetton (King Crimson e molti altri gruppi) a causa di problemi con l'eroina, di cui Gary abusava continuamente e che lo portò alla morte lo stesso anno.

Da "Wikipedia"

Dedicato alla memoria di Mauro (04.08.1961-31.05.2004)



Wise Man

I sat before the wise man in the autumn of my youth
And I told him all the things I had to know
He said you heard the future if you need to find the truth
And in his eyes I saw that it was so

So I came around and asked him the meaning of live
And as he smiled I saw a twinkle in his eyes
He said with all his years there's still so much he has to learn
And once again, I saw that it was so

Keep on living low and wanting for your turn
Is the only way to ease your concern
If you want to find your dream for sure
You don't wake up too soon
And you'll find that he's a shooting for the moon

Wise man, wise man
Which way should I run
There's so many roads, so many ways to turn
I'm like a blind man, lost in the sun
I wanna be like you and be a wise man too
But I'm looking for an easy way to learn



Uomo Saggio

Mi sedetti vicino all'Uomo Saggio nell'autunno della mia gioventù
e gli chiesi tutte le cose che volevo sapere
Lui disse hai sentito il futuro se vuoi trovare la verità
e nei suoi occhi io vidi che era così

Così continuai e gli chiesi il significato di vivere
e mentre sorrise io vidi uno scintillìo nei suoi occhi
disse con tutti i suoi anni che aveva ancora così tanto da imparare
e ancora una volta, vidi che era così

Continua a vivere modestamente e volendo per il tuo momento
è l'unico modo per attenuare le tue preoccupazioni
se vuoi trovare i tuoi sogni sicuramente
non ti svegliare troppo presto
e ti troverai a mirare alla luna

Uomo Saggio, Uomo Saggio
in quale modo devo correre
ci sono così tante strade, così tanti modi per svoltare
sono come un cieco, perso nel sole
Voglio essere come te ed essere un uomo saggio anch'io
ma sto cercando un modo facile per imparare.

giovedì 31 maggio 2007

Tre anni senza Mauro


Non riesco ancora ad accettare il modo beffardo e tragico in cui Mauro ci ha lasciati.

Quel maledetto 21 maggio ricordo che stavo aiutando un tecnico alla configurazione dei server nei locali sotterranei del mio ufficio; lasciai il cellulare sulla scrivania poichè in ogni caso là sotto non ci sarebbe stato campo. Al mio ritorno trovai l'avviso di una chiamata "non risposta" da Mauro ma quando richiamai non rispose più nessuno. Mauro quel mattino era uscito per un giro in paese ma era evidentemente ancora scosso per il feroce litigio avuto con un altro ricoverato, un pedofilo che gli aveva rubato la foto di suo figlio dalla stanza. Ovviamente questo aveva fatto infuriare Mauro, che aveva cercato di recuperare la foto ed aveva aggredito il pedofilo ma era stato fermato dagli infermieri. L'episodio era successo solo la settimana prima e Mauro me ne parlò la domenica quando passai a trovarlo. Comunque nel suo giro mattutino probabilmente assunse qualche medicinale perchè rientrò molto agitato e cercò di nuovo di farsi giustizia da solo (pare anche con un coltello da cucina...) Da qui l'intervento dei sanitari per cercare di sedarlo, poi il suo barricarsi in camera, dove ha evidentemente ingurgitato le pillole che gli sono state fatali.
Io e Sergio siamo andati a trovarlo all'Ospedale di Ciriè, dove è rimasto in coma dieci giorni.
Mi sembrava impossibile che tutto potesse finire così, fino a pochi giorni prima avevamo ancora speranze e progetti, e comunque anche un certo miglioramento rispetto al baratro in cui era sprofondato...

Alcuni giorni dopo, al funerale, io Sergio e Mila non lo abbiamo neanche riconosciuto nella camera ardente...

... non lo sapevi che c'era la morte
quando si e' giovani e' strano
poter pensare che la nostra sorte
venga e ci prenda per mano...
... vorrei sapere a che cosa e' servito
vivere amare e soffrire
spendere tutti i tuoi giorni passati
se presto hai dovuto partire...
... voglio però ricordarti com'eri
pensare che ancora vivi
voglio pensare che ancora mi ascolti
e che come allora sorridi...

E allora voglio ricordarlo come ai bei tempi.
Voglio ricordare quando (ai tempi delle medie) sono stato operato di appendicite e Mauro mi veniva a trovare, e dalle risate mi tiravano i punti...
... quando passavamo interminabili pomeriggi a giocare a Risiko ascoltando Uriah Heep...
... quando suonava la chitarra (magari con anche suo fratello Alberto) e cantavamo a squarciagola...
... quando venne a trovarmi portando una torta di panna e inciampando ci cadde sopra...
... quando facevamo le partite di ping-pong ai 1000...
... e le vinceva tutte lui!
... quando a ping-pong, in doppio insieme, facevamo "il giro" dietro agli avversari...
... quando ci trovavamo alla domenica mattina al bowling Mirafiori per i tornei di ping-pong, e prima ci allenavamo giocando su 5 tavoli contemporaneamente (divertentissimo)...
... quando con Sergio e Massimo Picco giocavamo di notte a pallone ai giardini...
... quando poi non bastava e giocavamo a football americano (o a frisbee) in mezzo a corso Vittorio...
... quando si passava le serate al bar di piazza Rivoli con i primi videogiochi...
... quando si passavano le notti in birreria da Alberto in lungo Po Antonelli...
... e facemmo un duello a pizzette in faccia in mezzo al locale...
... quando frequentando entrambi una ragazza, dopo averla accompagnata a casa tirammo la moneta per chi avrebbe dovuto provarci...
... e vinse lui...
... quando scendevamo da Superga in macchina ma io al posto di guida e lui seduto sul tetto!...
... quando partivamo in discesa a monopattino con la sua Mini Minor...
... quando andammo a dormire a Selvaggio, con Liliana e anche Marco Bono, e al mattino Mauro mi passò Liliana attraverso la finestra e la posai sulla neve in camicia da notte (diciamo così...)
... quando mi sparì la 500 e riapparve nel parcheggio della caserma di Bellinzago dove Mauro faceva il militare...
... quando gli insegnavo a guidare e tamponò una macchina in sosta perchè voleva salutare una sua professoressa e tolse le mani dal volante per aprire il finestrino...
... quando aveva la Mini con i freni guasti e tamponò una macchina in sosta... quella del meccanico da cui stava andando per farla riparare...
... quando venne a trovarmi all'Internet Point un certo sabato mattina in cui ero a terra, e anche se lui era in condizioni peggiori delle mie, mi aiutò tantissimo...
... quando facemmo una settimana di ferie insieme con la sua Panda bianca, in cui viaggiavamo, mangiavamo e dormivamo... (fu devastante)
... quando in un'estate passata insieme a Selvaggio, con Danila e la mamma, facemmo per tutto un pomeriggio salto in alto adoperando erba e fieno come materassino di atterraggio...
... e solo quella notte scoprii di essere allergico...
... quando spostammo l'ora a tutte le sveglie e orologi della casa e Danila e la mamma si alzarono alle cinque mentre noi tornavamo a dormire...
... quando agli autoscontri in piazza, a Giaveno, gli caddero gli occhiali in pista e una macchina gli passò subito sopra...
... quando Mauro recuperò quegli occhiali tutti appiattiti e li buttò in un cestino...
... quando poi, tornati a Selvaggio (3 km.) si ricordò che la montatura era d'oro e tornammo in bici a riprenderla!...
... quando Mauro fece ad Alberto lo scherzo "di Liliana"...
... quando andavo a casa sua con il 56 ed entravo dalla sua finestra da via Duchessa Jolanda...
... quando andammo a trovare il figlio Francesco al mare, dove era in ferie con la mamma...
... ... ... ... ... ... ...

Shine On You Crazy Diamond
Remember when you were young,
you shone like the sun.
Shine on you crazy diamond.
Now there's a look in your eyes,
like black holes in the sky.
Shine on you crazy diamond.
You were caught on the crossfire of childhood and stardom,
blown on the steel breeze.
Come on you target
for faraway laughter,
come on you stranger,
you legend,
you martyr,
and shine!
You reached for the secret too soon,
you cried for the moon.
Shine on you crazy diamond.
Threatened by shadows at night,
and exposed in the light.
Shine on you crazy diamond.
Well you wore out your welcome with random precision,
rode on the steel breeze.
Come on you raver,
you seer of visions,
come on you painter,
you piper,
you prisoner,
and shine!

Splendi su di te, diamante pazzo
Ricordi quando eri giovane,
splendevi come il sole.
Splendi su di te, diamante pazzo
ora c’è un’espressione nei tuoi occhi,
simile ad i buchi neri nel cielo
splendi su di te, diamante pazzo
sei stato catturato nel fuoco incrociato di infanzia e notorietà
soffiato via dalla brezza d'acciaio
vieni, oggetto di risate lontane,
vieni sconosciuto,
leggenda,
martire,
e splendi!
hai raggiunto il segreto troppo presto,
hai pianto per la luna
splendi su di te, diamante pazzo
minacciato dalle ombre nella notte,
ed esposto alla luce
splendi su di te, diamante pazzo
beh, hai esaurito il tuo benvenuto con precisione casuale,
hai cavalcato sulla brezza d'acciaio
vieni sognatore, visionario,
vieni pittore,
pifferaio,
prigioniero,
e splendi!

lunedì 21 maggio 2007

Wish you were here

Mauro


Mauro nasce a Torino il 4 agosto 1961, figlio di Francesco e Iolanda.

E' il primo di tre fratelli, i minori sono Alberto e Isabella; in tenera età perde il padre in un incidente nautico; l'avvenimento ha effetti devastanti sulla famiglia, e in particolare su Iolanda che attraverserà momenti difficili sotto il punto di vista psicologico.

Anche grazie agli aiuti dei nonni e dello zio Gianpaolo, Mauro supera i momenti difficili e arriva all'età di 12-13 anni in cui frequenta la scuola media Giovanni Pascoli di Torino: la voglia di studiare non era forse straordinaria e Mauro viene respinto e costretto a ripetere la seconda classe.

In questo modo viene "raggiunto" in II D da Sergio e Augusto: questi ultimi erano già una coppia di amici fin dall'anno precedente e all'inizio non fu semplice fare amicizia; l'occasione fu una ricerca in inglese: "The Atom Bomb". Mauro fornì il materiale su cui documentarsi: una straordinaria enciclopedia sulla Seconda Guerra Mondiale, Augusto fece la ricerca e la traduzione... comunque alla fine arrivò la sufficienza...

Da questo momento i destini di Mauro, Augusto e Sergio si intrecceranno via via sempre di più finchè una sera Mauro coniò il termine MAUGSE per evidenziare quanto la nostra amicizia fosse profonda.

Ottenuta la licenza media, Mauro si iscrive all'Istituto Tecnico Bodoni e si diploma Perito Chimico.

Nel frattempo guadagna i primi soldi lavorando presso l'Agenzia Ippica S. Paolo di Via Tolmino e successivamente la Sala Corse Statuto (1976-1980).

Il periodo in cui presta servizio militare non è particolarmente felice: la caserma in cui si trova ad operare è la famigerata "BellinzLager" (Bellinzago) ma finalmente anche questo ostacolo è superato.

Dal 1980 al 1985 lavora come impiegato amministrativo presso un'importante azienda chimica dell'hinterland torinese, la Valpelli Spa; da questo momento la sua carriera diventa brillantissima: dal 1986 prima con il Gruppo 3R Ristorazioni Collettive, poi con la G.S.C. Srl assume via via compiti sempre più significativi di carattere dirigenziale, fino a costituire nel 1990 la Azzurra Sas, una società per la ristorazione collettiva con un self-service in Strada del Francese.

In questi anni conosce Katy, con cui si sposa ed avrà un figlio, Francesco.

Nel 1993, la Azzurra apre un nuovo ristorante self-service presso il Centro Commerciale “I Giovi” di Pozzolo Formigaro AL e poi nel 1995 un terzo ristorante in S. Mauro Torinese.

A questo punto però la sfortuna e il destino si accaniscono contro di lui: il matrimonio termina con una separazione coniugale, le aziende attraversano un altrettanto brutto momento e come colpo finale lo stesso Mauro è coinvolto in un incidente motociclistico, da cui fortunosamente esce vivo con qualche frattura, dopo qualche giorno di coma e alcune settimane di degenza.

Nel 1996 lavora presso la Concessionaria Iveco Orecchia e Scavarda a Moncalieri e dal 2000 intraprende l'attività di agente di commercio per varie società che operano a livello nazionale.

In seguito, attraversa un periodo di grave depressione derivante da una ulteriore serie di eventi tragici, quali la scomparsa della mamma e l'uccisione violenta della sorella Isabella.

A causa di una eccessiva dose di medicinali, il 21 maggio 2004 entra in coma e viene ricoverato in terapia intensiva all'Ospedale di Ciriè. Il 31 maggio cessano gli ultimi segni vitali: viene esaudito il suo ultimo desiderio di donare gli organi.



Wish You Were Here


So, so you think you can tell Heaven from Hell,
blue skies from pain.
Can you tell a green field from a cold steel rail?
A smile from a veil?
Do you think you can tell?

And did they get you trade your heroes for ghosts?
Hot ashes for trees? Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change? And did you exchange
a walk on part in the war for a lead role in a cage?

How I wish, how I wish you were here.
We're just two lost souls swimming in a fish bowl,
year after year,
running over the same old ground. What have we found?
The same old fears,
wish you were here.


Vorrei che fossi qui

Allora, pensi di saper distinguere il paradiso dall'inferno?
I cieli azzurri dal dolore?
Sai distinguere un campo verde da una fredda rotaia d'acciaio?
Un sorriso da un pretesto?
Pensi di saperli distinguere?

E ti hanno portata a barattare i tuoi eroi con fantasmi?
Ceneri calde con gli alberi? Aria calda con brezza fresca?
Un caldo benessere con un cambiamento? e hai scambiato
un ruolo di comparsa nella guerra con il ruolo di protagonista in una gabbia?

Come vorrei, come vorrei che fossi qui
Siamo solo due anime sperdute che nuotano in una boccia di pesci
Anno dopo anno
Corriamo sullo stesso vecchio terreno
E cosa abbiamo trovato?
Le solite vecchie paure
Vorrei che fossi qui

giovedì 10 maggio 2007

Sfogo

Si avvicina il terzo anniversario della morte di Mauro (31/05/2004).
Sono passati tanti anni in cui io e Mauro non ci siamo visti, forse quasi dieci, dal giorno del suo matrimonio in poi (ci vedemmo solo una volta, mi pare, per scambiarci francobolli...) Poi con la sua separazione, dopo un po', abbiamo ripreso una certa frequentazione; purtroppo Mauro negli ultimi tempi era il fantasma di se stesso, perseguitato dalla sfortuna e dai suoi problemi, tutti collegati l'un l'altro, ed era difficile pensare di riuscire a spezzare questa catena che lo avvolgeva, e in effetti alla fine non ci si è riusciti.
Nonostante l'aiuto di Gianpaolo, la comprensione (fin dove possibile) della ex moglie Ketty, la forza che gli derivava dal figlio Francesco, per il quale stravedeva, e quel poco con cui anch'io nel mio piccolo ho cercato di contribuire, Mauro alla fine non ce l'ha fatta...
E questo mi fa ripensare alle ultime volte che ci siamo visti, a quando ci vedevamo nella stanzetta che aveva affittato nella pensioncina in Piazza Statuto o ci facevamo un giro in centro, passando per qualche bar o qualche farmacia; a quando lo accompagnavo a Rocca Canavese a prendere qualcosa di quello che gli era rimasto dei vecchi tempi, accatastato in un garage dopo che aveva dovuto abbandonare la stanza in cui abitava, e poi si passava alla Spada nella Rocca da Nadia, o si andava a bere una birra al Portogallo di Ciriè; a quando sono andato ad accompagnarlo a ritirare i suoi pochi bagagli dalla comunità da cui era scappato, ed era venuto da me all'Internet Point e poi aveva dormito da me un paio di notti; a quando andavamo al SERT di Ciriè, o per qualche visita, e perchè la psicologa voleva conoscermi visto che Mauro le parlava spesso di me... Ancora adesso, quando sono da solo in macchina e magari sto percorrendo qualche strada che mi possa ricordare Mauro (in genere verso il Canavese), ho la forte sensazione della sua presenza al mio fianco, e talvolta appoggio la mano sul sedile del passeggero, come a cercare la sua gamba.
Io e Mauro, io e Sergio... quante cose, quanti ricordi, quante cazzate abbiamo fatto insieme...
Non c'è niente da fare, il legame resta e credo resterà indissolubile, nonostante non ci si sia frequentati più assiduamente; nonostante molte strade intraprese da ognuno di noi fossero divergenti; e, infine, anche nonostante la precoce e tragica dipartita di Mauro: ogni qualvolta gioco (o vedo giocare) a ping-pong, o sento suonare una chitarra, o lancio un freesbee, o scendo in macchina da Superga, o sento gli Uriah Heep, o...

Ho una lettera che mi scrisse Mauro quando era militare a Bellinzago...





Il sole muore già,
E di noi, questa notte, avrà pietà…
Dei nostri giochi confusi, nell’ipocrisia…
Il tempo ruba i contorni, ad una fotografia.

E il vento, spazza via…
Questa nostra irreversibile follia,
Chissà, se il seme, di un sentimento rivedrà,
La luce del giorno, che un’altra vita ci darà!

Resta amico accanto a me…
Resta e parlami di lei, se ancora c’è…
L’amore, muore, disciolto in lacrime ma noi,
Teniamoci forte e lasciamo il mondo ai vizi suoi!!!

Io e te…
Lo stesso pensiero!!!
Io e te…
Il tuo e il mio respiro!
Sarà, tornare ragazzi e, crederci ancora un po’…
Sporcheremo i muri, con un altro ’’no’’!
E vai, se vuoi andare avanti!
Perché, sei figlio dei tempi!
Ma se, frugando, nella tua giacca, scoprissi che…
Dietro il portafoglio, un cuore, ancora, c’è!
Amico, cerca me!!

E, ti ricorderai…
Del morbillo e le cazzate, fra di noi!
La prima esperienza fallimentare, chi era lei?
Amico, era ieri, le vele, le hai spiegate ormai!

E, tu ragazza, pure tu…
Che arrossivi se la mano andava giù!
Ritorna a pensare,
Che sarai madre, ma di chi?
Di lui, che è innocente…
Che non si dica ’’ figlio di…’’!

Io e te…
Lo stesso pensiero!
Che fai, se stai lì, da solo!!!
In due, più azzurro è, il tuo volo!!!
Amico è bello…
Amico è tutto…
E’ l’eternità!
E’ quello che non passa, mentre tutto va!

Amico!
Amico!
Amico!
Il più fico amico, è chi resisterà!
Chi resisterà!
Chi di noi…
Chi di noi…
Resisterà!!!

(Renato Zero)

venerdì 20 aprile 2007

Cesano di Roma, 20 aprile 1982...

Il mio servizio di leva è cominciato con il corso per Allievi Ufficiali di Complemento nella caserma di Cesano di Roma, 107° Corso A.U.C., cinque mesi di sofferenza per ottenere la tanto agognata Stelletta da Sottotenente, con cui effettuare i rimanenti dieci mesi di naja.
I ricordi di quel periodo sono molti, e spaziano da quelli puramente relativi all'addestramento a quelli sentimentali, alle amicizie "interrotte"...
La settimana precedente la mia partenza fu particolarmente intensa, in quel periodo stavo lavorando in Sala Corse e come rappresentante per la AMC, avevo da poco terminato la storia con Cony e in teoria avrei voluto rimanere libero per il periodo militare - anche se poi la nuova relazione mi aiutò moltissimo a superare le difficoltà del corso (di questo però non parlerò).
L'orario limite per presentarsi in caserma era fissato alle 18.30: partii da Porta Nuova alle 5 del mattino, mi accompagnò il Socio; del viaggio fino a Roma non ricordo praticamente nulla, neanche se mi fossi portato qualcosa (cosa?) da leggere; all'arrivo a Termini avevo qualche ora di tempo prima della coincidenza con il locale che mi avrebbe portato a Cesano e ne approfittai per andare dal barbiere della stazione (avevo i capelli un po' lunghi e speravo che un taglio cortissimo mi avrebbe salvato dalle successive rasature... invano).
Il trenino mi sbarcò alla stazione di Cesano (pensavo mi sarebbe diventata molto familiare, invece presi il treno solo altre due volte, una per andare a Roma e una per andare a Viterbo, poi per fortuna mi portai la 127 e cominciai a muovermi con quella); da lì percorsi il lungo vialone che porta alla caserma e mi presentai intorno alle 18.
In cortile c'erano allievi pennuti (bersaglieri) che già correvano, vestiti ancora civilmente; aspiranti parà erano già a terra a pompare (effettuare flessioni); passavano ufficiali dei parà a cercare di reclutare all'ultimo momento ancora qualche allievo; noi tutti inquadrati a urlare a squarciagola "sissignore" a un centimetro dalla faccia dei sottufficiali che ci interrogavano (le scene di addestramento di "Ufficiale e gentiluomo" rendono bene l'atmosfera).
Una volta assegnati nelle camerate (la mia era la più grande, 32 letti), abbiamo dovuto aspettare il contrappello con ispezione della camerata (come fu poi per tutte le altre sere, per 5 mesi...), verifica della pulizia del proprio posto letto, ispezione dell'armadietto (ogni tanto), tutte le giacche e le camicie dovevano essere orientate in uno stesso verso...; esame della pulizia sugli spigoli degli armadietti e quando volevano incastrarci, del davanzale esterno delle finestre... ovviamente se c'era polvere scattavano le giornate di punizione.
A turno uno doveva essere responsabile in qualità di capo-camerata (e qui apro una lunga parentesi)
per una fortunata coincidenza, sono stato capocamerata del mese di luglio... e nel mese di luglio per una fortuna coincidenza sono stato per una settimana responsabile N.C.C. (Nucleo Controllo Cucine)... la terza fortunata coincidenza è stata che domenica 11 luglio 1982 l'Italia ha vinto il Mondiale di Calcio in Spagna... la quarta fortunata coincidenza è stata che il lunedì 12, alle 5 del mattino, c'era una compagnia che doveva andare a sparare e quindi alle 4 bisognava aprire la cucina e preparare la colazione per loro; tutto questo ha causato la seguente serie di eventi: un tv venne piazzato su un mobiletto e la partita venne guardata tutti insieme in un corridoio; le scene di esaltazione derivanti dalla vittoria si protrassero fin oltre il contrappello (anche gli ufficiali comunque ci fecero un contrappello particolare quella sera!); una volta nelle camerate, ci furono ancora alcune sbrandate e relative rappresaglie che non terminavano, impedendo comunque a tutti di dormire... dopo alcuni miei avvertimenti caduti nel vuoto (rischiavo comunque io in qualità di capo-camerata), lievemente esasperato anche pensando di dovermi svegliare solo un paio di ore dopo, mi sono alzato è ho sbrandato tutti e 31 della camerata, compreso l'amico Giosuè, ribaltandoli dal letto; una volta sbrandati tutti ho minacciato che il primo che si fosse ancora azzardato ad alzarsi dal letto... mentre rientravo al mio posto, ho sentito dei tentativi di riprendere la baldoria e per "attirare l'attenzione" ho scagliato uno sgabello (di metallo) contro la fila degli armadietti (di metallo)... il fatto che lo sgabello si sia "piantato" con una zampa in un armadietto ha fatto realizzare al resto della camerata che era proprio ora di dormire... Due o tre ore dopo mi sono alzato per andare ad aprire la cucina ai fanti-cucinieri (ero io ad avere le chiavi come responsabile), a quel punto per un'altra oretta non avevo altro da fare (fino all'afflusso per colazione della compagnia che doveva andare a sparare) e ricordo che mi sono messo a dormire su un banco-frigo...
il capo-camerata doveva "presentare la forza" all'Ufficiale di Servizio che provvedeva al contrappello indicando il numero di presenti e la giustificazione per gli assenti (in infermeria, in permesso ecc...); tornando alla prima sera, facemmo il contrappello in abiti civili e anche in quel caso dovemmo urlare una serie di "sissignore".
L'ultima cosa che ricordo che riguardava la camerata è che, in vista del nostro giuramento in programma il 23 maggio, erano in corso operazioni di pittura e restauro delle palazzine; nelle camerate i tubi delle impalcature entravano nelle finestre e ne impedivano la chiusura, per cui per circa un mese dormimmo con le finestre aperte e la temperatura non era mite, soprattutto a causa del vento freddo.

venerdì 6 aprile 2007

The Wall (non solo Pink Floyd...)



The Wall è sicuramente una pietra miliare nella storia della musica. Ancora una volta i Pink Floyd avevano prodotto un capolavoro, questa volta ancora più completo degli ottimi "The dark side of the moon" e di "Wish you were here". In questo doppio album sono riusciti a comporre un'opera rock con una storia (autobiografica?) dall'inizio alla fine, e infatti poi ne è stato tratto un film.
Raccontata in poche righe, è la storia di un ragazzo che perde il padre in giovane età (in guerra) e resta in balìa delle fobie della madre. Il "Muro" di cui si parla è quello che inizia a costruirsi intorno per la paura dal mondo esterno.
Perchè proprio oggi mi viene spontaneo parlare di The Wall? Perchè spero che un "muro" di mia conoscenza inizi a sgretolarsi e non sia ancora così alto e solido come si potrebbe temere...




Outside the Wall
All alone, or in twos
The ones who really love you
Walk up and down outside the wall
Some hand in hand
Some gather together in bands
The bleeding hearts and the artists
Make their stand
And when they've given you their all
Some stagger and fall
After all its not easy
Banging your heart against some mad buggers
Wall

Fuori dal muro
Soli, o a coppie
Quelli che davvero ti amano
Camminano su e giù fuori dal muro
Qualcuno mano nella mano
Qualcuno si riunisce in band
I cuori sanguinanti e gli artisti
Fanno la loro comparsa
E quando hanno dato tutto ciò che potevano
Alcuni barcollano e cadono
Dopo tutto non è facile
Sbattere il tuo cuore contro uno stupido fottuto
Muro.

Per i testi e le traduzioni dell'album, segnalo questo sito: Marcello Mac Mancini Home Page

lunedì 19 febbraio 2007

Carnevale di Ivrea

Dopo tanti anni sono tornato al Carnevale di Ivrea, famoso per la battaglia delle arance.Qualcosa è cambiato (per esempio, ora anche l'ingresso è a pagamento) ma fondamentalmente si continua a vivere l'evento con grande interesse e l'aspetto folkloristico è molto alto.Anche le occasioni per scattare buone foto (queste sono di un fotografo professionista però, in attesa di sostituirle con le mie) o girare riprese filmate non mancano.
Per la battaglia vengono utilizzate parecchie decine di tonnellate di arance che giungono ad Ivrea su vagoni ferroviari. Anche se ogni anno molta della produzione italiana di agrumi è destinata al macero, le arance del carnevale hanno comunque un sensibile costo, interamente sostenuto dagli stessi aranceri. Spesso, soprattutto da fuori Ivrea, si alzano voci di indignazione che gridano allo scandalo per lo spreco, alle quali difensori e sostenitori della manifestazione rispondono che le arance utilizzate per la battaglia rimarrebbero probabilmente invendute e conseguentemente distrutte, con ulteriore danno ai produttori e senza alcun beneficio per quelle popolazioni che soffrono la fame e non possono procurarsi questo prodotto.
Per evitare di essere bersagliati a nostra volta, è fatto obbligo agli Eporediesi e ai forestieri di calzare il berretto frigio, simbolo di libertà e di fratellanza.
Questo a fianco è lo storico cappello da cowboy che avevamo acquistato, uguale, io Sergio e Cinzia in occasione della prima visita al Carnevale, millanta anni fa... Basti pensare che la modella che lo indossa nella foto, adesso è universitaria!!


venerdì 24 novembre 2006

La mitica 500

La mia carriera di automobilista iniziò con le lezioni di guida fatte con papà intorno al Parco della Pellerina - nel 1980 non era ancora frequentato dalle lucciole - in vista degli esami da privatista per l'ottenimento della patente. Il percorso era l'ideale per i principianti, andandoci di sera: era abbastanza fuori mano, non aveva incroci, aveva alcune curve morbide, utili per prendere confidenza con lo sterzo e effettuando sempre e solo svolte a destra era possibile percorrere lunghi tratti senza grossi problemi.
Il parco auto di famiglia era piuttosto limitato - una Fiat 127 usata dalla mamma e una 500 usata da papà - e la scelta fu fatta a favore di quest'ultima, altrimenti poi mia madre "non trovava più le marce..."
Superato l'esame di teoria ed effettuate le guide con papà a fianco - in prossimità dell'esame mi esercitai prevalentemente sulla 127 in quanto non era possibile sostenerlo con la 500 - finalmente venne il giorno in cui, con l'esaminatore di fianco e papà sul sedile posteriore, effettuai e superai la prova (28.10.1980).
Da quel momento, con il foglio rosa firmato potevo guidare anche senza avere a bordo qualcun'altro con la patente e il mio primo tragitto senza istruttore fu per accompagnare Danila a casa (distanza presunta: 500 metri) però specialmente al ritorno, senza una presenza a fianco, ebbi delle sensazioni strane.
Alla mitica 500 sono legati una lunga serie di episodi memorabili, è stata sede delle interminabili dissertazioni notturne con Sergio, è stata il mio Leopard privato quando guidavo seduto sullo schienale, con la testa fuori dal tettuccio (cfr. discese con il bob al Parco Ruffini), è stata il mezzo di trasporto preferenziale (in quanto il primo) della compagnia, è stata oggetto di furto e ritrovamento in condizioni straordinarie, è stata protagonista nella nottata di saluto agli amici prima della partenza per naja... era la mia seconda casa (perchè la prima casa, all'epoca, era la Birreria da Alberto).
La mitica 500 sarà presente in molti altri futuri racconti.
In questo primo pezzo descriverò alcuni usi impropri - bambini, non ripetetelo a casa! è pericoloso! - e la drammatica fine che ne fu la conseguenza.
Uno dei divertimenti dell'epoca era andare a fare i testacoda sulla neve, in genere nello spiazzo della Pellerina dove ora sorge il Luna Park, oppure nel parcheggio (generalmente di notte deserto) del Palazzetto dello Sport al Parco Ruffini.
Perciò, quando nevicava, ci mobilitavamo, in genere con Sergio, Mauro, Cinzia P. e magari altri, di volta in volta.
Si andava negli spazi che ho descritto e iniziavo a fare i testacoda con l'aiuto del freno a mano, dapprima cautamente, poi in maniera sempre più spregiudicata.
Una volta, al Ruffini, quando siamo usciti dal parcheggio per tornare a casa, lo sterzo non rispondeva più... ma che sarà successo, ma cos'è, ma cosa non è... alla fine guardando sotto i parafanghi anteriori abbiamo scoperto che erano completamente ripieni di neve che si era ghiacciata e impediva il movimento dello sterzo delle ruote! Ci armammo di bastoni e semisdraiati nella neve sotto la macchina raschiammo via il ghiaccio per riuscire finalmente a far girare il volante!
Un'altra volta, alla Pellerina invece, mentre effettuavamo le evoluzioni sulla neve fresca, avevamo, come incuriositi spettatori, dei componenti di un circo che stava in quei giorni proprio lì vicino. In effetti il circo ci occupò il solito piazzale, così scesi a fare i testacoda direttamente in un prato adiacente, con tanto di alberi e vialetti interamente coperti dall'abbondate nevicata.
Purtroppo, al momento di risalire sulla piazzola per poi tornare a casa, la mitica non riusciva a superare la leggera pendenza e slittava all'indietro; Sergio e gli altri scesero allora a spingere ma gli sforzi furono inutili (beh l'unica volta che la mitica fece un salto in avanti, Sergio, che stavo guardando nello specchietto, si trovò disteso nella neve a pelle di leopardo...)
I circensi! Le risate! Ah sì? Uscii dalla 500 e li invitai, anzichè starsene là a guardare, a mettersi anche loro a spingere! Beh, vennero, e con il loro aiuto finalmente risalimmo la collinetta e riuscimmo a ritornare nel parcheggio. Non era ancora finita però...
Pochi metri dopo, inziai a vedere nello specchietto retrovisore una fumata degna dei motori di formula 1 quando stanno per esplodere!
Ci fermammo e con cautela aprimmo lo sportello posteriore... altra enorme fumata bianca...
Per farla breve, scoprimmo che durante le evoluzioni nella neve fresca, si erano staccati due dei quattro bulloni che fissavano una piastra sotto il motore: cosicchè la parte staccata fungeva da scivolo e raccoglieva la neve e la mandava sul motore, il quale, rovente, la faceva istantaneamene evaporare!
Nel suo atto finale, la mitica purtroppo, e per colpa mia, ha avuto la peggio. Eravamo andati in birreria da Alberto, come tutte le sere - no, il lunedì si andava al Palou perchè Alberto era chiuso - era dicembre, qualche giorno prima di Natale. Nel viaggio di andata, per tutto il tragitto avevo compiuto quattro o cinque testacoda, era abbastanza tardi e le strade erano deserte: tutto bene, nevicava e le strade erano gelate. Al ritorno ricordo di averne fatti ancora un paio, in corso Regina Margherita, anche se aveva ormai smesso di nevicare. Avevo in macchina con me Max a fianco e Marina sul sedile posteriore; sulla sua macchina seguiva Gianni con altri amici.
Quando arrivammo in corso Inghilterra, tra via Duchessa Jolanda e Via Cavalli, decisi di fare l'ultimo tentativo, visto che ormai eravamo vicini a casa mia, dove Max aveva la sua Uno.
L'ultimo testacoda fu fatale: forse per la velocità un po' eccessiva, forse perchè la strada nel frattempo si era asciugata, o per il movimento troppo brusco dello sterzo... in ogni caso, quando tirai il freno a mano la mitica fece solo mezzo giro, quando arrivò trasversale rispetto al senso di marcia si ribaltò sulla fiancata destra e iniziò a strisciare sull'asfalto!
In quei brevi attimi ho avuto paura: strisciare sull'asfalto può causare scintille e la 500 ha il serbatoio anteriore bello esposto... continuando a strisciare ci avvicinavamo al gradino del centro del viale, bello alto e poco rassicurante... trovandoci su un fianco, io istintivamente avevo portato un braccio a trattenere Max e ora ero appoggiato con la mano al finestrino, se questo si fosse rotto la mia mano finiva sull'asfalto, e anche Max, probabilmente... di Marina non avevo percezione, se avesse battuto la testa o cosa le fosse successo... il cristallo anteriore, nell'impatto con l'asfalto, era stato sbalzato tutto intero, praticamente intatto, quindi per fortuna non abbiamo avuto problemi di tagli con vetri...
In quei pochi secondi, tutte queste cose sono turbinate nella mia mente e quando finalmente ci siamo fermati, senza avere il coraggio di girarmi, ho solo chiesto: "Ci siamo tutti? Tutto bene?" e sentire già solo le voci di Marina e Max mi ha risollevato il morale.
A quel punto, appurato che non ci eravamo fatti male (beh Marina ha dovuto dire ai suoi che era caduta pattinando perchè aveva un po' di lividi dappertutto... e Max aveva sbattuto qualche parte sensibile...) mi è tornato il sangue freddo e, uscendo dal vetro anteriore, ho tranquillizzato anche i componenti dell'altra auto che avevano assistito a pochi metri di distanza ed erano anche loro terrorizzati.
Quindi, andai con tutta calma a recuperare, da quel che restava del mio parabrezza, una ventina di metri indietro, i tagliandi del bollo e dell'assicurazione.
Ad assistere a tutta questa scena ci fu uno spettatore, che vide il mezzo testacoda, la strisciata, l'uscita incolume dei passeggeri a bordo e la naturalezza con cui mi ero recato a raccogliere i documenti e pensò che stessimo girando un film! Infatti a Gianni disse proprio: "ahò, ma che, state a girà un film?"
L'ultimo atto fu la ricomposizione della mitica: buttai il parabrezza in un bidone, poi, una volta riportatala sulle quattro ruote, misi in moto e... funzionava! A passo d'uomo arrivai fino a casa (sembrava di essere in moto, senza il parabrezza, ma non avevo nè occhiali nè casco!), parcheggiai fuori, salii a casa e mi feci vedere - ok ero vivo no? - quindi dissi dell'incidente (se mia madre avesse visto PRIMA solo la 500...) e infine tornai alla macchina e la riportai nel parcheggio...
Purtroppo le riparazioni erano impossibili perchè ne valesse la pena; era balenata l'idea di farne una spider... avevo visto una 600, una volta, ed era fantastica! Purtroppo, mi informai, mettervi mano in quel modo voleva dire creare un modello fuoriserie, al pari dei prototipi o delle F1, con costi di immatricolazione e tutto il resto che lo rendevano impraticabile.
Peccato!



Via!
(Claudio Baglioni)

la mia sigaretta brilla rossa
insieme a luci di periferia
zampate della vita sulle mie ossa
sei più sincera quando dici una bugia

sull'asfalto acquoso una luna affilata a tagliare i fili che legano le stelle
stringo al cuore una lattina vuota e scopro che hai lasciato le unghie sulla mia pelle
finestrini aperti a dissetarmi di vento
la mia ruota incollata sulla striscia bianca della mezzeria

gli occhi come due pezzi di vetro
tu non sei come mi credevo io
un autotreno mi ruggisce dietro
ma perché hai fatto il mondo così triste Dio?

alberi si drizzano ai lati della strada mi corrono accanto e il buio se l'inghiotte
alla radio un rock arrabbiato come un pugno allo stomaco che mi stringe nella notte
un dolore e un lampo di fuoco rosso
dentro a questo amore che io non posso io non posso più

voglio andar via
i piedi chiedono dove ma via
tanto non ti perderò perché tu non sei stata mai mia
voglio andar via
da quei tuoi occhi che tirano sassi
e come in un duello far dieci passi e poi
guardarci l'ultima volta e via

dimmi che cos'è che ci hanno fatto
dimmi cosa c'è che io non so
perché tutto è finito come cenere in un piatto
e quei ragazzi ch'eravamo noi non ci sono più

e scambiare due parole brevi
con la notte blu dei benzinai
io ti baciavo mentre tu piangevi
e adesso che io piango tu chi bacerai

un caffè che drizza i capelli un pacchetto di fumo e il vento rilegge il mio giornale
e domani uscire di nuovo farmi una faccia allegra per il prossimo Carnevale
un chiarore freddo come un rasoio
per un altro giorno che nasce muoio
muoio muoio

voglio andar via i sogni cercano dove ma via
anche all'inferno ci sarà qualcuno a farmi compagnia
voglio andar via da te
che goccia a goccia hai bevuto il mio cuore
e dagli straccivendoli ricomprare
quel che resta del mio amore e andare via


Verso Bologna
(Sergio)

Correre di notte
su strade sconosciute,
che importa dove vai.
La radio a tenerti compagnia,
non è necessaria, ma
il silenzio esprime meglio
un anno di novità.
I tempi son cambiati
e non c'è più in sottofondo
il motore ormai stanco
della “nostra” 500;
è cambiato il rumore
che accompagna le nostre parole.
Che pazzia questa sera,
pur di stare insieme,
centinaia di chilometri
in una sola notte
e parlare come sempre
della nostra vita,
incuranti della notte
e del sonno che ci stringe.
Riscoprirsi ancora
amici come sempre
mentre le ruote
ci portano al distacco.

venerdì 10 novembre 2006

MAugSe

Il MAugSe nasce dall'unione delle iniziali dei nomi dei tre componenti della banda: Mauro, Augusto, Sergio.
Il legame che ci ha uniti (e che ci unisce) si è formato a partire dagli ormai lontani anni delle scuole medie, compagni di classe alla Giovanni Pascoli tra il 1973 e il 1975, oltre trent'anni di amicizia, con frequentazioni più assidue - cioè tutti i giorni - fino a metà degli '80; poi il lavoro e le vicende matrimoniali hanno rarefatto i contatti, specialmente con Mauro.
Per un breve periodo - con tutti i problemi legati alle sue difficili condizioni psicologiche - avevo ripreso a vedere Mauro in maniera continuativa, e devo dire che tutti quegli anni sembravano non essere passati. La sua tragica fine ha interrotto il nostro percorso comune.
Per contro, il rapporto con Sergio (il Socio) è ripreso e si spera possa proseguire, segnale di una ritrovata serenità.

giovedì 9 novembre 2006

Ivan

Ivan Graziani è stato uno dei musicisti che ho amato di più, quello di cui ho visto più concerti (7), che ha rappresentato la colonna sonora di molti anni, in particolare quelli delle scuole superiori.
Infatti, la mia conoscenza di Ivan risale a una gita scolastica, la I D dell'ITC Einaudi di Torino in trasferta sul Lago Maggiore! In pullmann un radio-registratore mangiacassette a pile di Roby Piano (quello stesso su cui poi avrebbe registrato le imitazioni di Verdone e la sua astrologa...) ha diffuso a ripetizione Pigro e Monna Lisa, alternandosi alle chitarre dello stesso Roby e Massimo Suita.
Da quel momento, le canzoni di Ivan hanno accompagnato molte ore di quel periodo, momenti scanditi da Lugano addio (era precedente, ma non la conoscevo ancora), Agnese dolce Agnese, Taglia la testa al gallo, Canzone per Susy, Fuoco sulla collina, Firenze (canzone triste, anche per me), Pasqua (e il ricordo della gita scolastica a Venezia), e ancora Signora bionda dei ciliegi come sottofondo per le corse in macchina da Bologna a Torino quando ero militare... seguiti da altri album anche se qualitativamente inferiori.
Ivan, che conobbi sotto il palco di un suo concerto ai Punti Verdi alla Pellerina e che per poco non portavamo con noi in birreria; Ivan che non mi volle spiegare cosa successe a Ugo l'italiano; e fu durante un concerto di Ivan, a Nichelino, che ebbi la mia crisi d'identità, quando abbandonai tutto e tutti, la ragazza e gli amici con cui ero al concerto, addirittura la macchina con cui c'ero andato, e tornai a casa a piedi (12 km.) prendendo a calci la stessa lattina di coca fino allo stadio Comunale, mettendo tutto in discussione, anche le amicizie più care... e ancora non so cosa abbia fatto scattare quel click...
Poi, senza alcun preavviso pur essendo un personaggio pubblico, un tristissimo Capodanno te ne sei andato, caro Ivan, e io voglio ricordarti così, come tu ricordavi la tua Marta in Lugano addio.


Le scarpe da tennis bianche e blu
seni pesanti e labbra rosse
e la giacca a vento

Oh! Marta io ti ricordo così
il tuo sorriso e i tuoi capelli
fermi come il lago

Lugano addio cantavi
mentre la mano mi tenevi
"Canta con me"
Tu mi dicevi ed io cantavo
di un posto che
non avevo visto mai

Tu, tu mi parlavi di frontiere
di finanzieri e contrabbando
mi scaldavo ai tuoi racconti

"Eh mio padre sì," Tu mi dicevi,
"Quassù in montagna ha combattuto!"
Poi del mio mi domandavi

Ed io pensavo a casa
mio padre fermo sulla spiaggia
le reti al sole i pescherecci in alto mare
conchiglie e stelle
le bestemmie e il suo dolore

Oh ! Marta io ti ricordo così
il tuo sorriso e i tuoi capelli
fermi come il lago

Lugano addio cantavi
mentre la mano mi tenevi
addio cantavi
e non per falsa ingenuità
tu ci credevi
e adesso anch'io che sono qua

Oh! Marta mia addio ti ricordo così

il tuo sorriso e i tuoi capelli
fermi come il lago ...

venerdì 27 ottobre 2006

Perchè no?

Dopo anni passati a leggere qua e là i diari altrui, mi sono deciso... pubblico anch'io.
Durerà?


Il Socio