Da un gruppo di amici che giocava a tennis, è nata l'idea di trovarsi per tirare due calci ad un pallone; dopo una prima partitella sperimentale in un parco a Venaria, decidemmo di fondare una squadra per partecipare a qualche campionato amatoriale.
giovedì 30 novembre 2006
Calcio: Columbia 92
Da un gruppo di amici che giocava a tennis, è nata l'idea di trovarsi per tirare due calci ad un pallone; dopo una prima partitella sperimentale in un parco a Venaria, decidemmo di fondare una squadra per partecipare a qualche campionato amatoriale.
martedì 28 novembre 2006
La Stella: io c'ero...
Penultima giornata del campionato 1978-79, al Milan basta un pareggio interno con il Bologna per conquistare matematicamente lo scudetto numero 10 della sua storia, che gli darebbe diritto di poter sfoggiare la tanto agognata stella.Riuscii a combinare con alcuni parenti residenti a Milano, che riuscirono a procurarsi il prezioso biglietto e mi accompagnarono a San Siro.
Sembrava però che ci fosse ancora una volta un sortilegio che ci avrebbe impedito questa conquista: la partita rischiava di non poter essere giocata per motivi di ordine pubblico in quanto era stato occupato un settore del terzo anello che era stato dichiarato inagibile.
Intervenne al microfono Gianni Rivera e finalmente, sgomberato il settore, la partita potè avere luogo. Furono 90 minuti di noia mortale, in quanto anche al Bologna fare un punto andava benissimo, per cui le due squadre si guardarono bene dall'avvicinarsi all'area avversaria.
Al triplice fischio, boato della folla e pacifica invasione di campo: io riuscii ad arrivare sul prato e - mentre altri provvedevano a rastrellare qualunque cosa potesse essere considerato un cimelio a ricordo della storica giornata - raccolsi alcuni fili d'erba che conservo ancora, ormai bianchi.
venerdì 24 novembre 2006
La mitica 500
Via!
(Claudio Baglioni)
la mia sigaretta brilla rossa
insieme a luci di periferia
zampate della vita sulle mie ossa
sei più sincera quando dici una bugia
sull'asfalto acquoso una luna affilata a tagliare i fili che legano le stelle
stringo al cuore una lattina vuota e scopro che hai lasciato le unghie sulla mia pelle
finestrini aperti a dissetarmi di vento
la mia ruota incollata sulla striscia bianca della mezzeria
gli occhi come due pezzi di vetro
tu non sei come mi credevo io
un autotreno mi ruggisce dietro
ma perché hai fatto il mondo così triste Dio?
alberi si drizzano ai lati della strada mi corrono accanto e il buio se l'inghiotte
alla radio un rock arrabbiato come un pugno allo stomaco che mi stringe nella notte
un dolore e un lampo di fuoco rosso
dentro a questo amore che io non posso io non posso più
voglio andar via
i piedi chiedono dove ma via
tanto non ti perderò perché tu non sei stata mai mia
voglio andar via
da quei tuoi occhi che tirano sassi
e come in un duello far dieci passi e poi
guardarci l'ultima volta e via
dimmi che cos'è che ci hanno fatto
dimmi cosa c'è che io non so
perché tutto è finito come cenere in un piatto
e quei ragazzi ch'eravamo noi non ci sono più
e scambiare due parole brevi
con la notte blu dei benzinai
io ti baciavo mentre tu piangevi
e adesso che io piango tu chi bacerai
un caffè che drizza i capelli un pacchetto di fumo e il vento rilegge il mio giornale
e domani uscire di nuovo farmi una faccia allegra per il prossimo Carnevale
un chiarore freddo come un rasoio
per un altro giorno che nasce muoio
muoio muoio
voglio andar via i sogni cercano dove ma via
anche all'inferno ci sarà qualcuno a farmi compagnia
voglio andar via da te
che goccia a goccia hai bevuto il mio cuore
e dagli straccivendoli ricomprare
quel che resta del mio amore e andare via
(Sergio)
Correre di notte
su strade sconosciute,
che importa dove vai.
La radio a tenerti compagnia,
non è necessaria, ma
il silenzio esprime meglio
un anno di novità.
I tempi son cambiati
e non c'è più in sottofondo
il motore ormai stanco
della “nostra” 500;
è cambiato il rumore
che accompagna le nostre parole.
Che pazzia questa sera,
pur di stare insieme,
centinaia di chilometri
in una sola notte
e parlare come sempre
della nostra vita,
incuranti della notte
e del sonno che ci stringe.
Riscoprirsi ancora
amici come sempre
mentre le ruote
ci portano al distacco.
martedì 21 novembre 2006
Un viaggio in Inghilterra
Agosto 1989. Con Maurizio e Cinzia, Valter e Maria Grazia, abbiamo organizzato per le vacanze un viaggio in camper in Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda.Oxford e Cambridge, sedi delle più prestigiose Università.
Il sito archeologico di Stonehenge, estremamente suggestivo, con i famosissimi monoliti preistorici.
Puntata in Cornovaglia fino a Penzance e Land's End, prima di risalire verso il Galles.
Visita di Cardiff, dove abbiamo potuto assistere, casualmente, a una ricostruzione storica, con personaggi in costume, di un torneo medioevale.
Percorremmo l'Irlanda in senso antiorario, visitando nella parte meridionale la città di Cork e il Monastero di Clonmacnoise.Molto belle dal punto di vista paesaggistico le due penisole sul versante occidentale, Kerry e Dingle.
Tornando alle tappe del viaggio, attraversammo il confine tra Irlanda e Ulster, ricordo il posto di blocco, si arrivava in una strada in cui si poteva accedere solo un veicolo per volta, si poteva procedere solo a passo d'uomo, era sbarrata da un muro e ci si doveva spostare lateralmente, a zig zag fino ad arrivare al controllo documenti, con le guardie armate piazzate sui muri tutto intorno.
E' stata la volta della Scozia, traghettammo da Larne a Stanraer e iniziammo a risalire verso Glasgow; quest'ultima è una città prevalentemente industriale e non molto turistica.
Bellissima invece la capitale Edimburgo, quando arrivammo noi era appena terminato il Festival Musicale annuale, che si svolge abitualmente nel mese di luglio; la città comunque aveva un suo grande fascino.

Naturalmente anche noi fummo deviati e ci accodammo al lento flusso di auto incolonnate.
In lontananza iniziai a scorgere un ponte ma mi aveva mandato il vigile...
Intanto la coda procedeva sempre lentamente.
Nell'abitacolo parlavamo e progettavamo le prossime tappe.
Il ponte, sotto cui saremmo dovuti passare, si avvicinava, ma mi aveva mandato il vigile...
Il continuo flusso di auto procedeva sempre lentamente, ma senza nessun intoppo.
Nel camper regnava grande allegria.
Il ponte iniziava ad essere vicino, e non mi sembrava particolarmente alto... ma mi aveva mandato il vigile... ha visto che guidavo un camper, no?
Nell'abitacolo parlavamo - ma guardavamo con sospetto il ponte in avvicinamento - la coda procedeva a bassa velocità...
Le auto continuavano a scorrere lentamente e noi le seguivamo - per forza, c'era solo quella strada... - però ci scambiavamo qualche occhiata interrogativa riguardo al ponte che si profilava sempre più vicino...
Già, il ponte - minchia se è basso! - ah ecco! c'è un cartello! - le macchine procedono lentamente - mi ci ha mandato il vigile... - il cartello dice che l'altezza è... - ma noi quanto siamo alti? - le macchine procedono lentamente - dunque il ponte è... - caxxo è misurato in piedi - ah ecco sono... dunque una yard sono 3 piedi... una yard è circa un metro... allora quelli sono... dunque quanti piedi... - il traffico prosegue lentamente - ecco si allora sono... i pollici sono... e quanti piedi... - siamo proprio sotto! miii... non ci passiamo! - BAM!
Quel deficiente del vigile!! Mentre facevo la conversione dal sistema anglosassone al metrico decimale, sia pure a passo d'uomo, sono arrivato proprio sotto al ponte quando, per fortuna ho inchiodato! Tuttavia, anche se solo per forza d'inerzia, la mansarda del camper si è schiantata contro il bordo del ponte, troppo basso! Un lato della mansarda si è aperto, la bordatura in alluminio si è staccata - tutta la coda che avevamo dietro ha dovuto aspettare che noi girassimo e tornassimo indietro, dove c'era il vigile che avrei volentieri fulminato - e insomma abbiamo subito un bel danno.
Al ritorno a Torino, il noleggiatore del camper ci fece una scenata per non averlo avvertito - gli dicemmo che era successo durante il viaggio di ritorno e non una settimana prima - e mise il mio nome sulla sua lista nera.
Il viaggio comunque proseguì ugualmente, visitammo Loch Lomond e Loch Ness, poi Inverness, quindi tornammo verso sud e facemmo una tappa in uno splendido campeggio nel Lake District.
Complessivamente un bel viaggio, rivedrei volentieri molti posti, ma con più calma, magari un fly & drive o un bed & breakfast per guadagnare tempo durante i trasferimenti, anche se, viaggiando in camper hai il grande vantaggio di non dover perdere tempo a cercare dove dormire.
Foto 1: all'interno del camper, banane all'ora di cena
Foto 2: ci siamo schierati davanti al camper, ma sullo sfondo c'è un suggestivo paesaggio. Macchina foto su cavalletto e autoscatto. Un camion, unico altro veicolo nel giro di svariati kilometri, riesce a rimanere immortalato esattamente quando scade l'autoscatto. E copre tutto il paesaggio.
Foto 3: foto scattata da Cinzia. Maurizio mi prende in giro per l'ammaccatura della mansarda contro il ponte, ma non si accorge che nel frattempo gli avevo appiccicato una X di scotch sul didietro.
lunedì 20 novembre 2006
Mondiali di calcio: Italia '90
Torino, 24 giugno 1990 - Stadio delle AlpiOttavi di finale: Argentina-Brasile 1-0 - Caniggia 80°
Foto da me scattata all'uscita dello stadio
Il Campionato Mondiale di Calcio svoltosi nel 1990 in Italia sarà per sempre ricordato come la più grande occasione sprecata, dalla nostra Nazionale, per vincere il titolo.
In quella edizione, sembrava che ogni cosa girasse per il verso giusto, le avversarie tradizionali non sembravano irresistibili, il Brasile, la Germania, l'Argentina, l'Olanda, l'Inghilterra... Certo, squadre sempre difficili da battere ma sicuramente meno competitive di altre volte.
Per di più, dopo le prime partite, l'Italia sembrava aver trovato la formula vincente, con un grande Baggio e uno spiritato Salvatore Totò Schillaci che riusciva a tradurre in gol qualunque pallone transitasse nei suoi paraggi; la difesa, inutile dirlo, era stata all'altezza della nostra tradizione, senza subire goal nelle prime 5 partite. E poi...
E poi successe il dramma... Certo, una sconfitta in semifinale contro l'Argentina poteva capitare, ma per come si è materializzata l'amaro in bocca c'è stato. Innanzi tutto nei giorni precedenti la partita, Maradona, eroe del Napoli dello scudetto, aveva aizzato il pubblico del S. Paolo - fu l'unica partita che l'Italia non giocò a Roma, in quanto le semifinali erano in programa una a Torino e l'altra appunto a Napoli - tanto da far sentire l'Italia quasi in campo neutro, se non proprio in trasferta...
Poi l'inizio della partita e il gol del vantaggio con Schillaci - sempre lui - sembrava orientare ancora una volta il risultato a nostro favore; infine la mezza papera in uscita di Walter Zenga e il gol di testa di Caniggia. Uno a uno, supplementari e sconfitta ai rigori (come USA 94 in finale contro il Brasile, come Francia 98 nei quarti di finale e però a differenza di Berlino 2006!)
A Torino io e Luciano prenotammo due carnet di biglietti per vedere nel nuovo Stadio delle Alpi le partite in programma: si giocava il gruppo del Brasile, che incontrò Svezia, Costarica e Scozia.
Negli Ottavi di finale era in cartellone un intrigante Brasile-Argentina, quest'ultima ripescata come miglior terza, in un girone dietro a Camerun (!) e Romania.
L'astuzia dei biancazzurri prevalse sull'evanescenza dei verdeoro. Lo spettacolo del pubblico comunque fu fantastico: il tifo brasiliano ci aveva allietato durante tutte e quattro le partite e anche nel momento della sconfitta, fecero buon viso a cattiva sorte.
L'ultima partita in programma a Torino era la semifinale: ci toccò un Germania-Inghilterra emozionante, finito 1-1 e poi vinto dai tedeschi ai rigori.
Di quell'esperienza ricordo i suggestivi tramonti che si vedevano dietro la tribuna Ovest, lo stadio gremito di tifosi festanti e non violenti e in generale l'atmosfera di festa che si respirava; atmosfera che ho poi ritrovato solo raramente negli stadi e ho dovuto aspettare invece la manifestazione olimpica.
Perchè tifosi di nazionali avversarie possono coesistere e quelli di squadre italiane devono massacrarsi ogni settimana?
domenica 19 novembre 2006
Clan MSS
Il Clan MSS nasce nell'aprile 1999 da un'iniziativa del fondatore, Francesco, alias Batizerg[MSS], alias Zephiro[MSS], alias IlBuono[MSS], alias IlBuonZeph[MSS] per accomunare e riunire determinati partecipanti al gioco online Starcraft.Il Clan ha riscosso un grande successo, ci sono stati molti iscritti che condividevano questo spirito e fin dai primi tempi è stato chiaro che il rapporto che si andava creando con molti non si sarebbe fermato solo a una superficiale conoscenza online.
L'occasione di incontro è stato lo storico Primo Raduno MSS, che ha avuto luogo all'Isola d'Elba, nell'ottobre dello stesso anno; avevamo avuto l'opportunità - diciamo così - di poter disporre di un Hotel a Tre Stelle tutto per noi, per poterci conoscere dal vivo, per giocare a Starcraft in rete locale e approfondire comunque la nostra amicizia, fino a quel momento solo virtuale.
Ognuno dei partecipanti portò il suo computer di casa, poi con notevole difficoltà, vista la nostra relativa inesperienza e il sistema operativo Windows 98 non propriamente friendly riuscimmo comunque a collegarci tutti insieme e passammo 3 giorni e 3 notti indimenticabili. I momenti più emozionanti sono stati i vari arrivi dei partecipanti al Raduno: di quasi tutti non si conosceva nè la voce nè la faccia, tuttavia bastarono pochi istanti per ognuno per considerare tutti gli altri come amici di vecchia data.Da quell'ormai lontano 1999 è passata molta acqua sotto i ponti e molte cose sono cambiate: l'espansione del Clan, innanzi tutto, visto che alla sezione dedicata a Starcraft sono seguite quelle dedicate ad altri giochi, Diablo, Warcraft, Diplomacy, Counterstrike, Hattrick, Axis & Allies, WOW.
I Raduni hanno assunto regolare cadenza annuale, più qualche mini-raduno organizzato quà e là per qualche evento particolare, tipo una Cena Medioevale ad Aosta e a cui hanno partecipato - sia pure per una sera soltanto - un buon numero di soci. I raduni annuali si sono ancora tenuti all'Isola d'Elba nel 2000 e 2001, oltre al Capodanno MSS che ha inaugurato il nuovo millennio; poi, anche per questioni logistiche, il raduno si è tenuto a Jesolo e una volta anche a Rimini.
La vita del Clan ha avuto alti e bassi, anche se in tutti i raduni, magicamente, quel feeling speciale si è sempre ricreato, a causa dell'obsolescenza del gioco che ci aveva tutti riuniti, per cui ritengo che attualmente possiamo contare su un più ristretto numero di persone che - però - sono uscite dal loro limitato ruolo di compagni di gioco per entrare di diritto in quello di amici.

sabato 18 novembre 2006
Haug 1000 e 1000
Come è nato il nickname Haug? E perchè questo post è nella categoria ANIMALI?Certo, il mio nome Augusto è sempre stato abbreviato, in qualche modo: il primo e più naturale è stato Augu - in casa, in cortile e a scuola, fino alle medie.
Poi qualcuno mi ha chiamato Augi (Mila mi chiama tuttora così...), e altri hanno coniato anche altri soprannomi: Mauro mi chiamava Bubu oltre che Augu, Sergio mi chiama Socio, Max mi chiamava Lupard (?) e ora ci chiamiamo entrambi Bambìn in memoria della nostra prof di Ragioneria, che ci chiamava così, gli amici dell'ufficio mi chiamano August o Gustavo, Paolo Romagnolo mi chiama Gustavsson ecc. ecc.
Sì ma... questo Haug?
Qualcuno potrebbe aver già riconosciuto, nell'immagine, una bolletta di Agenzia Ippica... c'è scritto anche Ippodr. che potrebbe aiutare! E dunque la storia è così: dopo il diploma, ho iniziato a fare qualche lavoretto in attesa del servizio militare e di decidere cosa fare, tra Università e lavoro.
Così seguii le orme di Mauro, che già da qualche tempo lavorava nella Sala Corse Statuto e feci anch'io la richiesta per andarci a lavorare: fui preso - avrà contato la raccomandazione di Danila, la figlia del titolare, che era mia compagna delle elementari? ;-)
Il mio posto di lavoro però non fu la Statuto ma l'altra agenzia che il rag. Ronco gestiva, cioè la Sala Corse S. Paolo in via Tolmino.
Correva l'anno 1981: alla S. Paolo c'erano già Livio Mannoni e Lia e poco dopo me arrivò Cristiana; e all'ippodromo di Roma Tor di Valle - ippodropo per trottatori, per chi non lo sapesse - correva, più o meno, un cavallo di nome Haug...
Fu per me immediata la simpatia nei suoi confronti, tanto da immedesimarmi almeno nel suo nome, per cui iniziai a firmare Haug (con una coroncina sulla A per evidenziare la vera iniziale del mio nome) e inoltre iniziai a giocare su quel cavallo, che era un brocco, minime somme.
La bolletta dell'immagine, giocata il giorno della Befana 1982 (eh sì, i giorni festivi, in Sala Corse, si deve lavorare) corrisponde a una giocata che ho fatto di 1.000 lire vincente e 1.000 lire piazzato sul mio cavallo, la calligrafia è la mia e il fatto che ce l'abbia ancora significa che... non si piazzò neppure! Avrei potuto anche vincere 7-8.000 lire!
PS c'era anche un altro cavallo con un nome che è diventato il nick di una mia amica: chi lo sa?
giovedì 16 novembre 2006
Dire Straits
I Dire Straits sono stati sicuramente la colonna sonora dei miei anni '80: ho consumato i primi tre LP - Dire Straits, Communiqué, Making Movies - in formato vinile, non c'era doccia senza Tunnel of love (grazie papà per avermi installato due casse anche in bagno!), sono stati sottoposti a usura anche i vari nastri registrati e poi ascoltati in autoradio.Tutto è cominciato intorno a Natale 1980: arriva mio cugino Luca da Bologna e mi fa ascoltare Making Movies, che aveva appena comprato, e scoppia l'amore a prima vista (dovrei dire: udito).
Ovviamente viene subito registrato! E ne inizia l'ascolto maniacale. Successivamente, quando i Dire Straits sono venuti per due concerti in Italia, non ho assolutamente potuto rinuciare a partecipare alla loro data torinese: il 1° luglio 1981, Stadio Comunale. Notazione trascurabile: il 2 luglio iniziavo l'esame di Maturità, ma era solo il tema...
Proprio con i proventi del raggiunto diploma ho potuto completare la discografia del gruppo, acquistando tra l'altro un doppio live registrato anche nella tournée italiana.
Le atmosfere che riusciva a creare la chitarra di Mark Knopfler erano estremamente suggestive, penso a canzoni come News per esempio, e trascinanti, come in Sultans of swing e Where do you think you are going?
Ormai il gruppo si è sciolto, resta la produzione come solista di Mark Knopfler, orientata alle colonne sonore o musiche a sfondo celtico - dopo tutto i ragazzi sono di Glasgow - in cui si percepisce ancora, talvolta, la sua grandezza.
La canzone che ho scelto è tratta da Making Movies, ed è dedicata a Cony.
Hand In Hand
the sky is crying the streets are full of tears
rain come down wash away my tears
and all this writing on the wall
oh i can read between the lines
rain come down forgive this dirty town
rain come down and give this dirty town
a drink of water a drink of wine
if i been hard on you i never chose to be
i never wanted no one else
i tried my best to be somebody you'd be close to
hand in hand like lovers are supposed to
as you'd sleep i'd think my heart would break in two
i'd kiss your cheek i'd stop myself from waking you
but in the dark you'd speak my name
you'd say baby what's wrong?
oh here i am baby i'm coming back for more
i'm like a wave that's got to roll into the shore
yes and if my love's in vain how come my love is so strong?
now you and me go parallel together and apart
and you keep the perfect distance and it's tearing at my heart
did you never feel the distance
you never tried to cross no line
now it's another dirty river and another dirty scar
and i don't know who's kissing you and i don't know where you are
so far from home don't you think of me sometime
sky is crying see the streets are full of tears
rain coming down to wash away my fears
and all this writing on the wall
oh i can read between the lines
Il cielo sta piangendo, le strade sono piene di lacrime
La pioggia viene giù e lava via i miei timori
E tutte queste scritte sui muri
Oh riesco a leggere tra le righe
La pioggia viene giù e dimentica questa sporca città
La pioggia viene giù e da' a questa sporca città
Un sorso d'acqua, un sorso di vino
Se sono stato duro con te, non ho mai scelto di esserlo
Non ho mai voluto nessun altro
Ho dato il massimo per essere qualcuno vicino a cui saresti voluta stare
Mano nella mano come gli amanti dovrebbero stare
Mentre dormi penserei che il mio cuore si spezzi in due
Bacerei la tua guancia e mi tratterrei dallo svegliarti
Ma al buio tu chiameresti il mio nome
Diresti: tesoro, cosa c'è che non va?
Oh sono qui piccolo sto tornando per restare più a lungo
Sono come un'onda che va a infrangersi sulla costa
Si e se il mio amore è invano, come può essere così forte allo stesso tempo?
Ora io e te procediamo parallelamente ma separati
E tu continui a mantenere la tua perfetta distanza, e questo sta distruggendo il mio cuore
non hai mai sentito la lontananza?
Non hai mai provato a passare alcun confine
Ora è un altro fiume sporco e un altra sporca cicatrice
E non so chi ti sta baciando e non so dove sei
Così lontana da casa, non pensi a me ogni tanto?
mercoledì 15 novembre 2006
Basket
Ho iniziato a giocare in Seconda Elementare, nel Gruppo Sportivo Casati: la mia maglia era la #21 verde (la seconda squadra aveva le maglie viola). L'allenatore era il mitico Maestro Puzzolo; tra i miei compagni di quella squadra ricordo il fortissimo #4 Franco Rosingana, il #7 Mario Serratrice, il #11 Paolo Silvano e il #9 Mario Rigano. La prima partita la giocammo in trasferta, contro la Scuola Parini, in corso Giulio Cesare, e vincemmo 26-10 (misi a segno 4 punti).
Appena possibile ripresi a giocare e l'occasione fu il torneo interno della Banca in cui lavoravo, la gloriosa Comit. La mia squadra vinse il torneo e io fui capocannoniere - 100 punti tondi in 4 partite - con tanto di foto e articolo sul giornale aziendale.Formazione:
In piedi da sinistra: Bandieri Luciano (coach); #1 Casciarola Michele; #6 Bandieri Gianni; #20 Soffietti Roberto; #5 Di Puccio Davide; #21 Cosi Augusto (cap.);
Accosciati: #7 Bandieri Mario; #14 Anfossi Cristiano; #4 Mema Artan; #0 Di Fazio Giuseppe.
Top scorer del torneo: #7 Bandieri Mario


